Nelle notti di maggio
- Autore: BugiardaNarcisista
- Categoria: Lesbo, Poesie
- Capitoli: 1
- Letto 2107 volte
- Voti: 10
- Pubblicato: 05/01/2012
[Si accettano commenti per migliorare in futuro;)]
“Amore, allora oggi vieni verso le 19.00?”
“Si. Prima non posso.”
“nono, è perfetto..devo fare anche alcune cose…”
“Tuo padre quando torna?”
“Domani sera…”
“Perfetto…a tra poco. Ti amo”
Avevo appena attaccato la chiamata quando lanciai un’occhiata all’orologio: Erano le 18.20 e avevo pochissimo tempo per fare tutte le cose che dovevo fare. Avrei dovuto sistemare la mia stanza, avrei dovuto piegare i vestiti che giacevano disordinatamente sulla sedia ma sentivo il desiderio di farmi una doccia. Nonostante l’avessi fatta poco tempo prima il mio corpo sentiva il bisogno di spegnere quei bollenti spiriti che da un po’ anticipavano le visite di Lei. Forse il mio subconscio sapeva ciò che sarebbe avvenuto dopo…
Lasciai cadere delicatamente la veste sottile che copriva le mie nudità sul pavimento e mi concessi qualche sguardo nel riflesso dello specchio; osservai attentamente le mie spalle delicate e i seni proporzionati al resto del corpo, il mio ventre liscio, il mio segreto di donna perfettamente curato con un piccolo ciuffettino scuro che contrastava con la parte più chiara del mio corpo,i miei fianchi che erano caratterizzati da uno stacco di vita pazzesco poi le mie gambe, lunghe, magre ma non insignificanti, a tratti muscolose ma sempre molto femminili…voltandomi molto maliziosamente cominciai a scrutare la mia schiena sinuosa e dorata, merito dei primi raggi di maggio, che terminava con delle natiche sode, anticipate però da quelle fossette che Lei, qualche tempo prima s’era divertita ad esplorare con le labbra…
Erano già passati 10 minuti e non avevo molto tempo: avrei dovuto sbrigarmi.
Entrai nella doccia come se fosse quello un altro mondo, una stanza che mi aveva aiutato a riflettere quando ne avevo bisogno, e che mi aveva aiutata a lasciare tutti i problemi fuori quando la mia mente voleva prendersi una pausa. L’acqua era fredda ma era così bello sentire il mio corpo vivo, quasi autonomo…incominciai ad insaponarmi e presto la mia pelle venne ricoperta dalla candida schiuma che mi abbracciava. I miei capezzoli erano turgidi sotto l’acqua che scorreva, spogliandomi della schiuma e ammirata li guardai…incominciai a sfiorarli con le dita e ne sentì la rigidità, sorrisi di nascosto dal mondo perché quel gesto riportò alla mente immagini e sensazioni che dovrebbero restare in sé..e nella persona con le quali si condividono. I miei capelli, resi più scuri dall’acqua scendevano sulle spalle e la ciocca più lunga arrivava nel mezzo della schiena.
Ero nell’estasi più totale con il getto dell’acqua che si abbatteva sulla mia testa facendo scivolare tutta la schiuma quando sentì il cellulare vibrare e, in seguito, suonare. Risposi e la voce di Lei mi chiese di aprire la porta: il suono del campanello era rimasto fuori dalla doccia, insieme ai problemi.
Guardai l’orologio e quasi con orrore mi resi conto che avevo passato ¾ d’ora sotto l’acqua: erano le 19.13.
Gocciolante uscii dalla doccia e mi avvolsi velocemente nell’accappatoio che fino ad allora mi aveva donato un aspetto un po’ goffo e bambinesco ma in quel momento nello specchio, a tratti non vidi il riflesso di una ragazzina di 16 anni ma di una giovane donna. In quel momento l’accappatoio mi attribuiva un’immagine sexy e provocante che mai ero riuscita a cogliere così perfettamente.
Non volevo che Lei mi vedesse così nonostante il mio corpo lo conoscesse quasi meglio di me. C’era una parte di me che voleva assolutamente nascondere le sue forme perfette, che voleva rendere più difficoltoso il percorso per arrivare nella sua intimità mentre l’altra parte non desiderava altro che anticipare i momenti di estrema eccitazione che sarebbero seguiti quella serata di tarda primavera.
Mi diressi alla porta, chiesi automaticamente chi fosse prima di aprire nonostante già sapessi chi si trovava al di là di quella.
Il suo sguardo, non appena la sua mente realizzò che quell’unico indumento copriva le mie nudità, volò rapidamente su quelle per poi perdersi nei miei occhi. Seguì un breve silenzio quasi imbarazzante che fu interrotto da Lei.
“Non sentivi il campanello, mon amour?” Domandò entrando e posando delicatamente le sue labbra sulle mie.
“No, ero nella doccia e mi sono totalmente dimenticata dell’orario, pardon”
Le chiesi di darmi qualche minuto per vestirmi e rendermi presentabile anche se già sapevo che in quella situazione il mio aspetto era più che consono.
Stupidamente le chiesi, pur scherzando, di non entrare mentre mi vestivo. Lei aveva rispetto di me, l’avevo capito sin dall’inizio, quindi ero consapevole che mai avrebbe violato il mio volere.
Mi tornò alla mente un discorso che fece nei primi tempi quando entrambe ancora non conoscevamo i segreti dell’amore carnale, un discorso semplice, dolce e…ancora adesso non so ben descrivere quelle parole quindi mi limito a riportarle: “Il primo bisogno che sento non è quello di farci l’amore, non ti nascondo che spesso la mia fantasia è stata stimolata dal pensiero di lei ma…Non ho alcuna fretta di consumare il suo corpo perché so che non scapperà. L’attesa diverrà una fantastica avventura da vivere insieme e quando il momento arriverà sapremo con certezza che cosa abbiamo atteso fino a quel momento. Non voglio sbagliare, non con lei…”
Naturalmente in quel momento solo qualche parola nuotò nei miei pensieri. In quel momento di equilibrio precario l’indecisione era forte…Cosa avrei dovuto fare? Il mio corpo non mi diede tempo di pensare e l’impulso mi spinse a chiamarla…
“Hai già fatto?”
“Entra…non ti preoccupare..”
Vidi nei suoi occhi balenare una scintilla che dopo poco di trasformò in un fuoco che, al contrario di ciò che prima usciva da quella bocca, non desiderava altro che avermi per stringermi nel suo abbraccio ingordo.
Non c’era tempo per sguardi, non c’era tempo per pensare…Furono pochi i secondi che ci mise ad attraversare la stanza fino a giungere a me.
Le sue mani avidamente percorsero il mio corpo senza però privarmi di quell’indumento ambiguo. Le sue labbra, saziarono di baci il mio collo e sussurrandomi all’orecchio mi disse: “Non ricordavo più come fosse il tuo corpo ma non volevo che…”
“Shhh..”- La zittì - “Voglio io…”
Sentivo la cinghia fredda della sua cintura spingere sul mio ventre mentre le mie mani, scosse da brividi provocati dai suoi tocchi, cercavano di toglierle la camicia che le stringeva sul seno evidenziandone il decolté abbondante.
Ci stendemmo sul letto: Fu una cosa molto violenta…un mese d’assenza si faceva sentire.
Le sue labbra baciarono il mio seno, e la sua lingua giocò per qualche tempo con i miei capezzoli scuri, aumentandone l’irrigidimento. Riuscì a stento a toglierle i pantaloni ma il muoversi rapido delle sue dita sul mio clitoride mi rendeva schiava di un piacere troppo forte da domare. Mi risultò difficile trattenere le emozioni quando il piacere mi percorse la schiena, facendomi inarcare. Più volte invocai Dio e più volte mi domandai se colei che si muoveva così agilmente nel mio essere fosse un essere umano o una creatura ultraterrena perché in pochi movimenti, era riuscita a farmi provare il massimo piacere.
Avvicinando il suo viso al mio quasi con prepotenza indomata le diedi un bacio violento, ricco d’intensità ma dopo un po’ mi risultò ancora una volta difficile ordinare al corpo ciò che avrebbe voluto fare la mente perché ormai la sua gamba spingeva tra le mie: Le graffiai la schiena e a quel gesto seguì il mio secondo orgasmo.
Ci ritrovammo dopo qualche ora abbracciate sotto le coperte e, nascondendo il mio volto nel suo petto la sentì sussurrare dolcemente “Ti amo…ti amo…ti amo”. Alzai lo sguardo in direzione del suo e sorridendo esausta le risposi “Anche io ti amo…non lasciarmi mai.”
Mi addormentai tra le sue braccia e mai il suo profumo fu così intenso da presentarsi anche nei sogni.
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