La sfinge
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- Pubblicato: 21/02/2010
Carla guardava con impazienza l’orologio. La studentessa era in ritardo di una mezz’ora. L’aria all’interno della Centrale* era abbastanza mite rispetto all’afa che si respirava fuori, dopo tutto a luglio Napoli era sempre afosa, soprattutto con Corso Umberto pieno di macchine che andavano e venivano. Carla dette un altro sguardo all’orologio, sbuffò e incrociò le braccia sul ventre sotto i seni prosperosi, che la camicetta bianca faceva quasi fatica a tenere nascosti, per non parlare della minigonna nera che copriva altrettanto a stento le natiche sode, lasciando libere le lunghe gambe. Lei era una donna di quarantacinque anni eppure ne dimostrava venticinque, alta un metro e settantasette, snella con due gambe lunghe e sensuali, il collo stretto quasi aristocratico, quelle labbra carnose, gli zigomi alti, il naso a punta un po’ snob e quegli occhi maledettamente azzurri che stonavano con il nero dei capelli portati sempre a caschetto e la pelle olivastra…adorabile miscuglio di popoli. Ma ciò che faceva voltare tutti a guardarla era il sinuoso movimento del suo corpo, una sinfonia perfettamente orchestrata, con quel sedere a mandolino…sodo, musicale…e quel seno pieno e carnoso…non c’era professore o studente in tutta la Federico II che non sognasse nelle notti più torbide di mordere quei seni ed entrare in quelle natiche, o di morire stretto nell’abbraccio di quelle lunghe cosce. Peccato per tutti loro…visto che Carla era rigorosamente lesbica. Quasi tutti lo sapevano, lei odiava gli uomini, il loro puzzo, il loro voler dominare…il loro ridicolo arnese e lo schifoso sperma! Aveva avuto quando era più giovane rapporti con gli uomini e il ricordo la faceva star male. Lei doveva essere la padrona, lei doveva condurre il gioco…una sfinge pronta a schiacciare qualsiasi cosa le impedisse di ottenere il piacere…questo era Carla.
"Quarantacinque minuti! Ma tua guarda questa cretinetta! Mi sta facendo perdere un sacco di tempo…giuro che appena arriva…" non riuscì a finire la frase che le morì sulle sensuali labbra. Una figura era in corsa verso di lei. Il rumore dei tacchi sbattuti con violenza ritmica sul marmo pervadeva l’intero salone della Centrale. Quando la figura si fermò ansimante d’avanti a Carla, quest’ultima non poté che osservarla meravigliata. Una ragazza non più giovane di una ventina d’anni, snella e di bassa statura, due gambe coperte da calze trasparenti e una minigonna blu che lasciava però intravedere il reggicalze, una camicetta bianca e una giacchetta anche essa blu, una corsettina bianca che si intonava con le scarpette. La ragazza era appoggiata sulle ginocchia e ansimava per la corsa…quando si raddrizzò per presentarsi Carla fu presa da un sussulto. "Mi scusi…(anfh)…per il ritardo professoressa, sono Antonia Martino." Antonia aveva una pelle chiara, un viso dolce quasi adolescenziale, i capelli corti tinti di rosso acceso con una piccola cresta un po’ punk, un nasino delicato, due occhietti verdi penetranti e delle labbra sottili marcate da un rossetto nero e delle dolcissime orecchiette che sporgevano leggermente, il tutto coronato da delle gote un po’ lentigginose.
Carla la squadrò, un po’ incerta su chi aveva d’avanti, notando però che la ragazza non indossava il reggiseno, visto che dalla camicetta, resa un po’ trasparente dal sudore si intravedevano i seni rosa della ragazza probabilmente per la fretta si era dimenticata del reggiseno. Un leggero fremito la scosse " Beh…signorina Martino lei è in ritardo." disse semplicemente ma guardandola con gravità. La ragazza sorrise maliziosamente e si gratto la testa con aria dispiaciuta…"Ecco vede…il traffico e il caldo…", "Va bene, va bene vediamo di non perdere altro tempo in scuse…mi segua." così dicendo Carla si voltò e si incammino verso l’ascensore, mentre camminava lanciava degli sguardi fugaci ad Antonia che la seguiva, arrivate all’ascensore la fece entrare per prima, lanciando uno sguardo al suo sederino…”Però…bella fighetta” pensò.
Mentre l’ascensore saliva, Antonia si tolse la giacca mostrando la camicia a mezze maniche. In quello stato i suoi seni erano ancora più visibili, Carla incominciò a chiedere alla ragazza informazioni inerenti a suoi precedenti lavori e mentre lei parlava lanciava sguardi alla seconda abbondante della studentessa. Arrivate uscirono dall’ascensore e si trovarono di fronte a due rampe di scale, "Mi spiace a ma qui si deve andare a piedi per gli uffici. " disse Carla, Antonia sorrise "Dopo quella corsa queste rampe saranno una passeggiata. "disse ridendo dolcemente, “cretinetta” pensò la sfinge che ricambiò falsamente il sorriso della giovane. D’improvviso il cellulare di Carla vibrò, "Lei incominci a salire mentre controllo il messaggio." , Antonia annuì e si avviò per le scale, il messaggio era una stupida pubblicità promozionale, ma Carla lo benedì perché le permise di vedere il paradiso. Mentre Antonia saliva la seconda rampa, la sfinge aveva alzato gli occhi e vide che la giovane studentessa non indossava le mutandine, permettendo a Carla di ammirare le grandi labbra succose della sua fighette rasata. Un lampo di calore attraverso le cosce della sfinge e pensieri perversi si fecero strada nella sua mente . Quando si trovarono d’avanti alla porta dell’ufficio Carla lasciò il passò di nuovo alla studentessa e quando chiuse la porta lo fece a chiave, con un solo pensiero nella mente “Questa me la voglio scopare.”.
"Ho chiuso a chiave così non saremo disturbate…si metta pure comoda." , l’ufficio era abbastanza illuminato e ampio, c’erano due scrivanie , una vuota abbandonata da poco e quella di Carla , più svariati altri normali e noiosi oggetti da ufficio universitario. La sfinge si sedette dietro al sua scrivania di ferro, poi tirò fuori da un cassetto il fascicolo della ragazza ed incominciò a leggere. "Il suo curriculum è alquanto…normale, non ci sono segni particolari…e quel documento che le ho chiesto?" domandò guardando dritta negli occhi la giovane, "Sì c’è l’ho !" Antonia prese la borsetta ed incominciò a frugare nervosamente, lasciando cadere fuori una tessera dell’Arci gay. Fulmine la sfinge afferrò la tessera la osservò e poi indirizzò uno sguardo interrogativo alla ragazza, la quale imbarazzata "Ecco sono iscritta all’Arci Gay…sono…lesbica spero che questo non…", "Oh no no affatto, non si preoccupi io non ho…pregiudizi." disse la sfinge, che nella sua testa orami pregustava di leccare quella bella figa. Antonia sorrise nervosamente riprendendo la tessera e tirando fuori il documento. Carla diede uno sguardo fugace al documento, lo posò delicatamente e si alzò dalla sedia, andando lentamente e sinuosamente a porsi d’avanti alla ragazza sedendosi sulla scrivania. Poi la osservò dall’alto per metterla in soggezione, "Le dirò cara signorina Martino, che ci sono pochissime probabilità che lei diventi mia assistente…a meno che lei non soddisfi, come dire...determinate necessità.", lo sguardo di Antonia divenne un misto tra supplica e perplessità, "La prego professoressa, so di non essere una che si è distinta particolarmente però ecco io ho davvero bisogno di questo lavoro!", la ragazza si poggio un mano sul seno destro e la sfinge partì alla conquista della preda. "Non mi riferivo a necessità lavorative…" allungo la mano sinistra toccando delicatamente la spalla della ragazza che incominciò a capire ed ad arrossire, "Allora…che…genere di necessità?" chiese ingenuamente la studentessa, "Adesso lo scoprirà cara signorina…". Lentamente, Carla avvicinò il viso a quello della giovane che la guardava con un po’ di terrore, terrore che si dissipò immediatamente in un consenso, quando le labbra e poi le lingue delle due donne si unirono in un abbraccio. La sfinge con mani esperte, sbottonò la camicetta della ragazza, e mentre le lingue si toccavano e si colpivano con passione ardente, le mani della donna avevano incominciato a giocare con le morbide forme della giovane. Carla sfregava ritmicamente tra di loro morbide tette di Antonia, stuzzicando i capezzoli ormai duri con i polpastrelli dei pollici, cercando di armonizzare il ritmo delle mani con quello delle lingue. La rossa, superata la sorpresa aveva anche essa allungato le piccole mani verso il petto della mora, stringendo con forza le grandi tette di quest’ultima che le piccole mani con difficoltà riuscivano a stringere. Ormai i preliminari erano iniziati, entrambe le donne erano a torso nudo stringendosi vicendevolmente i seni, ed Antonia si lasciò strascinare dall’estasi, staccandosi dalle calde labbra della mora per poter mordere le grandi tette,Carla si lasciò scappare un gemito di piacere mentre sentiva la sua carne essere succhiata con forza, gemito che si aggravò quando la giovane strinse tra i denti il capezzolo destro toccandolo con la punta della lingua. La sfinge presa dall’eccitazione affondo le dita nella figa incominciando a masturbarsi per il piacere, ma la rossa gliela tolse infilando invece la sua dicendo "Professoressa…mi lasci lavorare…", affondando la mano nelle grandi labbra della figa pelosa della mora, riuscendo a infilare le quattro dita della mano sinistra, mentre il pollice tormentava il clitoride. Carla era completamente in balia della giovane, tanto che cominciò a supplicare "Leccamela! Voglio essere leccataaaa!" , la giovane rossa non se lo fece ripetere due volte e sbottonò rapidamente la gonna della mora che poggiò la gamba sinistra sulla scrivania in modo tale che Antonia potesse leccare con maggiore facilità, la rossa allora si inginocchiò come davanti ad un immagine sacra, scostò le mutandine rosse di pizzo e si tuffò con le labbra e con la lingua nella succosa figa pelosa della Sfinge. Carla poggiò la mano sinistra sulla testolina della giovane per accompagnarne i movimenti mentre con la destra si strofinava le tette gonfie di piacere. Antonia penetrava con maestria la lingua nelle piccole labbra della figa muovendola sapientemente, poi infilò nelle labbra le dita sinistre, mentre con la bocca mordeva e succhiava il clitoride e con la destra strizzava le chiappe della mora. "Sì così..aspetta voglio farmi leccare il culo!" la mora si mise a pecora poggiando le tette sulla scrivania, mostrando il culo alla rossa che lo guardò ammirata, "Che culo stupendo e sodo che ha professoressa!!!" mentre con le mani teneva aperte le natica con la faccia si rituffò nella figa della mora cercando di alternare tra la figa e il culo stretto, nel quale la lingua entrava con un pò di difficoltà alternata dalle dita. Questa danza andò avanti per molto finché Carla ormai al limite non venne come una fontana; raddrizzandosi la mora guardò la rossa, come si guarda un piatto prelibato che si sta per gustare…"Ora ti scopo io!" prendendo delicatamente la rossa per mano la fece stendere di schiena sulla scrivania libera, "è fredda!" disse questa sorridendo maliziosamente, Carla rispose con altrettanto malizia mentre si inginocchiava ed apriva la cosce bianche della giovane…restò qualche secondo ad ammirare la figa rasata, prima di fiondarsi sopra con le fauci e sentire il calore di quella morbida carne tre le labbra. Antonia esplose in un grido di piacere mentre la sua figa veniva letteralmente sbranata dall’impeto della mora che aveva arpionato le sue tette e aveva ripreso a muoverle come un gioco. La lingua esperta della sfinge penetrava fortemente le labbra della figa, i denti affondavano con forza ma mai con violenza; Carla lasciò con la destra un tetta per affondare le dita nel culo stretto della giovane che incominciò a gemere di piacere come una ragazzina. Senza sosta la sfinge sbranò la dolce figa della ragazza che era orami in un estasi paradisiaca dimenandosi per il piacere, finché oramai esausta non venne nella bocca della sfinge che bevve avidamente i dolci liquidi che fuoriuscivano dalla figa aperta.
Carla si rimise in piedi e mentre si leccava avidamente le dita osservava la ragazza che esausta respirava lentamente, quasi addormentata in un dolce sonno. Con una freddezza che la contraddistingueva, la sfinge esclamò, "Sei assunta…troietta…però ti avverto…non provare a fottermi senza il mio consenso!", minacciò con crudeltà. La ragazza ebbe la forza di annuire leggermente con il capo.
Rivestite le due si scambiarono ancora qualche bacio prima di lasciarsi , "E mi raccomando signorina Martino domani alle otto puntuale e…senza mutandine…Sono stata chiara?", la rossa annuì mentre chiuse la porta. Scendendo si rimise in ordine cercando di riprendersi un pò dalla scopata, poi una chiamata... Entrò in ascensore e rispose. "Sì è andata bene…sìsìsì mi ha scopata e che scopata! Quella è una vera troia…sì la tua trovata è stata geniale altrimenti non avrei saputo come farle capire che ero lesbica senza insospettirla....Sono venuta senza reggiseno e senza mutande e quella vacca mi ha letteralmente sbranato la figa…Sì grazie tesoro ti amo, ora ho un lavoro e una che mi scopa, sì due piccioni con una fava…anche una figa direi."
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