Saffiche emozioni

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  • Pubblicato: 08/09/2011
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Eravamo sul ponte principale della nave.
Finalmente.
Fra biglietti, documenti e bagagli, nelle ultime due ore era stato un vero e proprio inferno.
Ma ora eravamo a bordo, pronte a partire per la nostra tanto sospirata crociera.
L'avevamo sognata e desiderata per tutto l'inverno, parlandone in continuazione, sedute alle nostre scrivanie della società immobiliare presso la quale entrambe lavoravamo.
Avevamo studiato ogni particolare di quel viaggio.
Il periodo migliore per partire, dove andare, quale nave scegliere, destreggiandoci fra offerte ed agenzie.
Avevamo sostenuto una dura lotta con gli altri colleghi, in modo da far combaciare i nostri periodi di ferie.
Ma alla fine ce l'avevamo fatta.
E ora il viaggio sarebbe iniziato.

Monica era affacciata, accanto a me, al parapetto della grande nave; i capelli biondi e lunghi mossi dal vento, guardava le ultime attività che si svolgevano attorno alla nave prima della partenza.
I marinai stavano sciogliendo le ultime gomene e le enormi ancore venivano issate con un rumore stridente: due rimorchiatori si erano già messi in moto per guidare la nave nelle manovre per uscire dal porto.
Ancora pochi minuti e avremmo preso il largo.
Iniziava così la nostra vacanza, il nostro viaggio tanto sognato.
E, nelle nostre speranze, avrebbe avuto inizio il divertimento.
Sole e mare, visite guidate nei posti in cui la nave avrebbe fatto scalo, cibi prelibati e serate in discoteca.
E, più di tutto, quello che Monica ed io ci aspettavamo da quell’esperienza, era di vivere qualche bella avventura, di rimorchiare qualche bel ragazzo, per poi raccontare tutto alle nostre colleghe, una volta rientrate in ufficio.

La sirena suonò lungamente e quindi la nave iniziò a staccarsi dal molo.
Monica ed io eravamo colleghe da più di tre anni.
Dividevamo lo stesso ufficio e in breve eravamo diventate grandi amiche, confidandoci senza alcuna reticenza tutto delle nostre vite.
I nostri problemi sentimentali, le diete, i vestiti, i profumi: conoscevamo praticamente tutto una dell'altra.
Uscivamo entrambe da due relazioni sentimentali turbolente, e che ci avevano lasciate deluse ed incazzate: deluse dagli uomini e incazzate con noi stesse per le pessime scelte che eravamo state capaci di fare.
La vacanza ci avrebbe sicuramente giovato, ci avrebbe aiutato a dimenticare quei periodi stressanti e difficili che avevamo da poco vissuto.
Fisicamente eravamo agli opposti: Monica, bionda e occhi verdi, era una ragazza alta e dal fisico prorompente.
Il seno, grosso ma sodo, era un richiamo irresistibile per gli uomini.
La mia amica aveva due gambe lunghe e snelle sovrastate da un fondoschiena che, pur essendo io una donna, non potevo non trovare straordinariamente attraente.

Io, al contrario, Viviana, sono bruna e meno alta di Monica.
Ma anche io, fisicamente, mi difendo: meno snella della mia amica, ho nelle forme ben proporzionate il mio punto di forza.
Seno, cosce e sedere hanno fatto sognare molti uomini, e la mia pelle, perfetta ed ambrata, è sempre stata uno dei miei punti di forza.
Tutti quelli che hanno avuto " l'onore " di venire a letto con me, sono rimasti sempre estremamente soddisfatti del mio corpo.
Le uniche due cose che univano Monica e me erano l'età (avevamo allora ventisette anni) e la voglia quasi incontrollabile di rimorchiare, di vivere sensazioni ed esperienze sempre nuove.
E ci piaceva poi raccontare l'una all'altra quello che succedeva nei nostri letti, ridendo e scherzando delle nostre conquiste.

La nave, partita da Genova, navigava tranquilla e maestosa alla volta di Taormina, in un mare liscio e azzurro; il giorno dopo avremmo visitato la cittadina siciliana, e poi il viaggio sarebbe proseguito verso le splendide isole dell'Egeo.
Questa crociera doveva restare nei nostri ricordi come un qualcosa di veramente speciale, per cui avevamo prenotato, non badando a spese, una spaziosa cabina,
con un lussuoso bagno ed un piccolo terrazzo che affacciava direttamente sul mare.
L'unico disguido che si era verificato al nostro arrivo a bordo era stato che, al posto della cabina a due letti che avevamo prenotato, ci era stata assegnata una matrimoniale.
Ma l’imprevisto non ci aveva contrariato più di tanto.
Spesso, il fine settimana, quando la sera facevamo tardi, la mia amica ed io dormivamo insieme, a casa mia, o a casa di Monica, e quindi eravamo abituate a questo genere di confidenza.

Ma al quarto giorno di navigazione, contrariamente a quanto avevamo creduto, eravamo già depresse, vicinissime alla disperazione più totale.
I passeggeri della nave, almeno una buona metà, erano persone anziane, che viaggiavano in gruppi chiassosi e ciarlieri.
L'altra metà era composta da famiglie con bambini altrettanto rumorosi e vivaci.
Vi era anche qualche coppia in viaggio di nozze, ma in conclusione i pochi uomini passabili non erano di certo liberi, e le nostre grandiose aspettative di divertimento e di conquista stavano miseramente riducendosi al lumicino.
Monica ed io ci consolavamo, perciò, con la piscina ed il sole di giorno, con mangiate colossali agli incredibili buffet dei vari ristoranti della nave (e al diavolo la linea) e con il night e le macchinette mangiasoldi la sera.
Ma tutto, giorno dopo giorno, ci sembrava sempre meno interessante.
Ma fu proprio la sera del quinto giorno a modificare totalmente quella vacanza ed il corso delle nostre vite.

Eravamo tornate in cabina poco dopo la mezzanotte.
Ci eravamo spogliate, fatte il bagno nella grande vasca che avevamo a disposizione, e quindi messe a letto.
Stanche per la lunga giornata, avevamo spento subito la luce, rinunciando a leggere qualche pagina dei libri che erano posati sui comodini.
Sentivo, però, Monica irrequieta e nervosa: si girava e si rigirava senza pace tra le lenzuola.
" Hai caldo ? " le chiesi, anche se l'aria condizionata della cabina funzionava alla perfezione, rendendo la temperatura dell’aria piacevolmente fresca.
" No, non è il caldo, Vivi. Lo sai come sono fatta, mi conosci. Mi ero immaginata di vivere chissà quali avventure, di farmi chissà quali scopate con uomini meravigliosi, e invece... " .
" Ma dai, Moni ! Il viaggio non è ancora finito. Qualcosa potrà ben accadere. Potremmo ancora incontrare i nostri principi azzurri ! " le risposi ridacchiando.
Ma Monica era rimasta seria e silenziosa, assorta nei suoi pensieri.

Dopo qualche minuto, improvvisamente lei accese la luce sul suo comodino.
" Senti Vivi, fra noi non ci sono segreti e credo che tu mi possa capire. Sono nervosa e agitata, arrabbiata e delusa da questa crociera. Se non mi scarico un pò, sto male. Non voglio metterti in imbarazzo, lo sai, ma ho una gran voglia
di toccarmi. Vado in bagno, così non ti dò fastidio; ma ho una voglia pazzesca di masturbarmi" mi disse Monica, tutto d'un fiato.
Il suo nervosismo e la sua agitazione erano veramente comici e mi facevano venire una gran voglia di ridere.
" Moni, non devi sentirti in imbarazzo con me. Anche io mi masturbo quando mi capitano periodi come questo, quando non riesco a fare del sesso per molto tempo. Non c'è niente di strano. Se vuoi farlo, fallo tranquillamente. E senza chiuderti in bagno. Fallo qui, sul letto, e senza alcuna vergogna " .
Monica mi fissava, senza parole.
Ora era veramente imbarazzata, sicuramente pentita di avermi svelato i suoi più nascosti desideri.
Io le volevo bene, era la mia migliore amica, e mi dispiaceva vederla in quello stato.
Fu per questa ragione che le proposi: " Anzi, facciamo così. Facciamolo tutte e due, una accanto all'altra. Senza pudori e senza vergogne. Un po’ di autoerotismo farà bene anche a me, aiutandomi a rendere meno gravosa questa forzata astinenza... " .
Restammo un attimo in silenzio, io aspettando la sua decisione, lei valutando la mia proposta.

Divertendomi come una matta per il suo imbarazzo, aggiunsi: " Naturalmente, visto che sei tu quella più arrapata... tocca a te iniziare... " .
Cercavo di mostrarmi seria, ma la sua espressione era veramente comica.
Non sapeva proprio più come uscirne, spiazzata dalla mia inattesa reazione.
Alla fine Monica prese la sua decisione.
" Va bene, adesso spengo la luce e....." .
" No, no. Lasciala accesa. Sarà più eccitante per entrambe... " le dissi, implacabile come il caldo estivo.
Monica valutò ancora per un attimo la situazione, poi, seduta sul letto, si sfilò rapidamente l’impalpabile camicia da notte che indossava, restando nuda davanti a me.
" Non sono stata mai così imbarazzata, Vivi " fece Monica, ora però un pò più tranquilla.
La guardavo, e vedevo il suo corpo perfetto ed abbronzato.
Era un corpo che conoscevo bene, avendola vista nuda in innumerevoli occasioni. Eppure, non potei fare a meno di apprezzare ancora una volta le sue forme decisamente invidiabili.

Monica si sdraiò restando immobile, gli occhi al soffitto della cabina.
" Dai Moni ! Non eri così eccitata poco fa ? " la spronai (fui proprio tremenda quella sera, lo ammetto).
Monica sospirò lievemente e poi si portò una mano al seno.
Iniziò a carezzarsi lentamente, sfiorando con le dita il capezzolo che, avevo notato con una punta di interesse, si era già inturgidito.
Anche l’altra mano aveva iniziato a massaggiare il seno, ed in breve la mia amica era già partita verso la meta del suo piacere.
Ansimava piano, con gli occhi chiusi, godendosi il contatto delle sue mani.
Avevo sempre pensato che le mani di Monica fossero belle ed affascinanti: sia quando lavorava al computer, in ufficio, sia a mensa, quando erano impegnate con coltello e forchetta, avevo sempre notato l'estrema eleganza dei suoi gesti, dei suoi movimenti aggraziati.
Nelle nostre confidenze intime, Monica mi aveva raccontato più di una volta come provasse un intenso piacere nel toccare i suoi ragazzi, gli uomini con i quali aveva avuto una storia; e come il suo piacere fosse stato acuito dalle reazioni che le sue perfette mani avevano scatenato in loro, di come fossero letteralmente esplosi sotto le sue sapienti carezze.
Ora vedevo le sue mani, dalle dita lunghe ed affusolate, con le unghie perfettamente curate e smaltate di un vivido rosso, percorrere frenetiche il suo splendido corpo, teso e vibrante alla ricerca del piacere.

Le sue dita scendevano impazienti dal seno alla pancia, e poi all'interno delle cosce, per quindi risalire lente e suadenti lungo il corpo, fino al collo e ai capelli; e ancora, si soffermavano sulle umide labbra dischiuse, per essere leccate dalla lingua con evoluzioni di straordinaria sensualità.
Monica mi stava offrendo uno spettacolo di un erotismo così intenso e raffinato da togliermi il respiro.
Dalle reazioni del mio corpo intuivo che era giunto il momento anche per me di iniziare.
Non resistevo più: quella scena così sensuale che si svolgeva davanti ai miei occhi, e quei movimenti così stimolanti ed erotici mi avevano rapidamente catturata ed eccitata.
Mi spogliai in un attimo, restando anch’io completamente nuda, e, sdraiata al fianco di Monica, mi presi le tette tra le mani.
La situazione mi aveva eccitato più di quanto avessi mai immaginato: sentivo i capezzoli fremere sotto le dita, e, dopo poche decine di secondi, la mia mano destra già scendeva, accarezzando il ventre piatto.
Mi portai l’altra mano alla bocca e iniziai a succhiarmi un dito; ad occhi chiusi, immaginai che nella mia bocca ci fosse un cazzo da leccare e da assaporare, ma subito quel pensiero fu sostituito dall'idea di succhiare un dito della mano di Monica, di leccarle la mano bagnata dei suoi dolci umori...

Sorpresa per quell’improvviso pensiero aprii gli occhi e mi voltai a guardarla.
Vidi che Monica era già più avanti: una mano sempre a tormentarsi il seno, l'altra che sfiorava la fica depilata, le gambe piegate ed aperte.
Ora lei gemeva e si agitava, preda di una eccitazione incontrollabile.
Adesso anche lei aveva voltato il viso e mi guardava; nel suo sguardo torbido ed ambiguo mi sembrò di leggere un qualcosa che si stava lentamente affacciando anche nella mia mente.
Tutte e due avevamo ormai le mani sulle nostre fiche bollenti.
Mi toccavo con dita esperte nel lago che mi si era formato tra le cosce, e sentivo l'onda del piacere salire dentro di me, piacere ingigantito dal vedere il corpo di Monica, splendido e nudo, adagiato accanto a me, un corpo accaldato ed erotico, fremente e desiderabile.
I nostri occhi si incontrarono, e quel contatto di sguardi valse più di mille parole.
Monica si girò verso di me e, in un attimo, le nostre labbra si cercarono, le bocche si unirono e le lingue si abbracciarono avide.
Fu un bacio pieno di passione e di desiderio, come una fiamma accostata alla miccia di una bomba pronta per esplodere.

Quando le nostre bocche si staccarono, senza un istante d’incertezza le sue labbra scesero lungo il mio collo ed arrivarono al seno, iniziando a tormentarmi un capezzolo.
Capii immediatamente, e senza nessuna titubanza, che era quello che stavo aspettando da tempo.
Chiusi gli occhi e mi abbandonai alla calda lingua della mia amica.

Mentre Monica mi succhiava i capezzoli eretti, io le passai un braccio attorno alle spalle e presi a carezzarle la schiena dalla pelle liscia e perfetta.
Per un attimo pensai che Monica avesse premeditato il tutto, che lei avesse voglia di venire a letto con me e che, non sapendo come dirmelo, avesse inventato quel suo desiderio irrefrenabile di masturbarsi.
E che io, inconsciamente, avessi fatto il suo gioco.
Ma il pensiero volò via rapido come era arrivato, perchè quello che stava avvenendo tra noi era un qualcosa di sublime, la cosa più vicina all'estasi sessuale che avessi mai provato in vita mia.

Ora la bollente lingua di Monica scorreva sul mio ventre teso: la sua bocca e le sue calde labbra sembravano scivolare lievi come una piuma sulla mia pelle fremente.
Stavo impazzendo, i miei sensi tesi allo spasimo.
Provavo sensazioni così intense da non capire più nulla, da non rendermi più nemmeno conto di dove mi trovassi; volevo sentire anche io la pelle di Monica sotto la mia lingua, e volevo che anche lei vibrasse di desiderio al contatto con la mia bocca.
Lentamente mi spostai, mettendomi in ginocchio sul letto: Monica si sdraiò in un attimo e si aprì davanti a me, divaricando al massimo le gambe.
Chinandomi, presi a farle scivolare la lingua sull’interno di una coscia, guardando impaziente la sua fica bagnata e terribilmente invitante.
Mentre lei continuava ad accarezzarsi voluttuosamente i seni, la mia lingua scese lungo la gamba, sul ginocchio, poi sul polpaccio, per arrivare alla fine al piede della mia amica.
Se ripenso a quei momenti, ancora oggi sento che l'eccitazione mi sale prepotente e irresistibile.

Le presi il piede tra le mani, leccandolo dolcemente, fino a concentrare tutte le mie attenzioni sulle dita, sensuali e deliziose, con quelle meravigliose unghie
laccate di rosso.
E nel momento in cui cominciai a succhiarle l'alluce, la mano di Monica scese rapida sulla fica, a darsi quel piacere così a lungo trattenuto.
Anche io mi feci scivolare una mano fra le gambe, le dita a sfiorare il clitoride palpitante.
Ci masturbammo così, lei sdraiata ed io in ginocchio a leccarle il piede, fino a godere entrambe di un orgasmo tanto dirompente quanto sublime.

Affannate e ansimanti, restammo a guardarci per alcuni lunghi secondi: il nostro desiderio non si era certo placato e volevamo regalarci molto di più.
Ora desideravo leccarle la fica, sentire sulle labbra il suo profumo, nella bocca la sua eccitazione.
Ma ancora una volta fu la mia collega ad anticiparmi.
Mi fece sdraiare e, dopo un rapido ma intenso bacio, scivolò sopra di me ed affondò la sua testa bionda fra le mie gambe, aprendomele completamente con le mani.
La sua lingua guizzò infernale sulla mia fica, accarezzò le mie labbra, per poi concentrarsi sul clitoride, con un’abilità che solo una donna può possedere.
Gemendo e sospirando per quelle straordinarie attenzioni che Monica mi riservava, sentivo impellente il desiderio di farle altrettanto, di godere nella sua bocca e di farla godere contemporaneamente nella mia.
E la posizione in cui Monica si era messa, quella del più classico dei sessantanove, dimostrava che anche lei voleva arrivare all’orgasmo insieme a me.

Ora avevo, sopra di me, sopra il mio viso, la fica di Monica, aperta, profumata e palpitante, incredibilmente bagnata dei suoi umori dolci e odorosi, invitante come acqua fresca nel deserto più arido.
Feci scattare la lingua, cominciando a leccarla in modo lento ma continuo, imitando quello che lei stava facendo su di me, penetrandola con piccoli colpi della punta.
Nessun uomo era stato mai capace di leccarmi come Monica, e sapevo che anche per lei una lingua femminile era un'esperienza nuova e travolgente.
Capivamo entrambe, dai gemiti e dai fremiti che scuotevano i nostri corpi, di vivere sensazioni totali e sconosciute.

Le carezzavo in continuazione le natiche, e con le dita le sfioravo sempre più frequentemente quel buchetto meraviglioso, così stretto e cedevole.
Con le mani bagnate delle sue continue secrezioni, le appoggiavo un dito all'ano, premendo delicatamente, facendolo affondare nelle sue morbide carni solo un pochino, per poi ritrarlo e ricominciare di nuovo quel lento supplizio.
Dopo un tempo che mi parve interminabile e durante il quale le nostre bocche infaticabili si erano date il piacere, assaporando le nostre fiche profumate,
Monica alzò la testa e, in un sussurro che era quasi un grido affannoso, mi disse: " Vivi... sì..... ti prego.....dai. Inculami... Non resisto più... sì... amore... inculami... subito... “ .
Venni travolta da quelle sue parole e dalla sua voce impazzita dal desiderio.
Inumidii il mio indice destro nei suoi umori e lo appoggiai all'ano della mia amica, penetrandola a fondo con un gesto delicato ma deciso, avanti e indietro, avanti e indietro...
Monica aveva ripreso a leccarmi in maniera divina, gemendo sempre più forte, il suo corpo squassato dai brividi.
Presa da una frenesia erotica mai nemmeno immaginata, inserii anche il medio nel culo di Monica, che si sciolse in un orgasmo convulso, impetuoso e travolgente.
Smise di leccarmi solo per il tempo di godersi quell'orgasmo incredibile, per poi riprendere a far scorrere la sua lingua con estrema delicatezza.
Ora si concentrava tutta su di me, passando con la lingua dalla fica al culo, in un su e giù da favola.
E quando si accorse, dalla mia voce resa roca dall’eccitazione, che il culmine era vicino, mi inculò violentemente anche lei, con le sue dita magiche e fatate.
Esplosi senza capire più nulla, in un delirio dei sensi da lasciarmi stravolta.

Molto più tardi, ci sdraiammo fianco a fianco sull’ampio letto matrimoniale.
Ci abbracciammo, e così restammo fino a che dalla finestra della cabina la luce rosea dell'alba baciò i nostri corpi nudi.

Fine

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