Mattinata con la mia padrona
- Autore: Penny
- Categoria: Dominazione
- Capitoli: 1
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- Voti: 16
- Pubblicato: 06/02/2010
Ho appuntamento con la mia padrona, la maggior parte delle volte ci incontriamo nei suoi uffici, lei è a capo di una grande azienda, ma ancora non mi è permesso entrare direttamente per l'ingresso principale e devo entrare da una porta sul retro, prendere le scale per il seminterrato ed aspettare in una stanza in fondo ad un corridoio.
Ma oggi sono in ritardo, la mia padrona si arrabbierà tantissimo, la cosa che la fa più infuriare è il ritardo, so che mi spetterà una punizione per questo. Non voglio far dispiacere alla mia padrona e se lei riterrà che sia giusto che io venga punito, allora dovrà punirmi.
Entro nella stanza dei nostri incontri, la padrona è già lì, seduta su un tavolo, indossa un tailleur nero con delle autoreggenti e un paio di stivaletti neri lucidi con tacco sottile.
E' a gambe larghe sul tavolo e non ha le mutandine.
Capisco dalla sua espressione che è arrabbiatissima. Mi affretto a salutarla inginocchiandomi a testa bassa.
"Buongiorno padrona, il suo umile servo è qui per servirla. Mi scuso per il ritardo".
Lei non risponde, quindi non posso alzarmi ancora e rimango lì per terra con la testa chinata.
Dopo qualche minuto la sua nobile voce si fa sentire.
"Alzati e vieni qui" dice con un tono durissimo.
Mi avvicino a lei e sento il suo meraviglioso profumo. Lei prende qualcosa e me lo mette in bocca.
"Sono le mutandine che mi sono tolta prima, tienile in bocca. Adesso vai laggiù e inginocchiati".
Torno dove ero prima e mi inginocchio, non so cos'abbia in mente la padrona ma è chiaro che sta per punirmi.
"Non ti muovere" mi ordina, poi comincia a toccarsi.
Si massaggia la figa depilata, la tiene aperta con una mano, si allarga le grandi labbra, si pizzica il clitoride. Si infila dentro due dita, ansima, è umida, è bellissima, io sono già eccitato, il mio pisello è durissimo a quella vista, vorrei correre da lei per darle piacere ma mi è stato ordinato di non muovermi.
Sento l'aroma che si sprigiona dalle sue mutandine che stringo in bocca, solo la mia padrona ha un'aroma così buono.
La padrona smette di toccarsi, si alza, viene verso di me, mi toglie le mutandine dalla bocca e mi ci infila le sue dita umide.
"Puliscile" ordina. Mi affrettò ad obbedire e succhio il suo umore, poi mi rimette le mutandine in bocca.
"Spogliati"
Mi spoglio completamente, lei vede la mia erezione e fa una smorfia di disapprovazione.
Prende una corda e mi lega i polsi dietro la schiena, poi con un calcio mi getta a terra.
"Striscia verso quella sedia".
Arrivo strisciando sul pavimento freddo fino alla sedia e mi fermo aspettando ordini.
Lei fa qualche giro intorno a me e alla sedia, poi mi prende per i capelli per farmi tirare su e mi fa mettere a pancia in giù sulla sedia.
Si allontana per prendere la sua borsetta e ne tira fuori la frusta.
Torna verso di me e velocemente fa partire un colpo sulle mie natiche, un grido mi sfugge e le mutandine mi cadono dalla bocca. Contrariata lei grida "Zitto!" dandomi un'altra frustata, poi un'altra e un'altra ancora.
Mi colpisce sempre più forte, sento il culo già in fiamme, mi brucia, ma la mia padrona pensa che mi meriti altri colpi e ad ognuno di essi mi esce un lamento.
La mia padrona pensa che io abbia ricevuto abbastanza frustate, ho il culo rosso fuoco per i colpi ricevuti e brucia, ma la mia padrona nella sua magnanimità mi si avvicina e mi massaggia le natiche, poi mi infila un dito nella fessura e si avvicina al mio buco.
Sento il suo dito penetrarmi, muoversi dentro e ruotare, poi ne sento un altro entrare e muoversi dentro e fuori.
Gemiti di piacere escono dalla mia bocca. La padrona toglie le dita, sento appoggiarsi a me la sua scarpa, il suo tacco è in prossimità del mio buco, lo sento entrare. La padrona spinge il tallone verso il mio buco per farlo entrare meglio e mi scopa con quello, quando l'ha intriso bene dei miei umori anali, lo toglie e me lo viene a ficcare in bocca.
"Pulisci!" mi ordina e io obbedisco.
"Leccami bene le scarpe, sbrigati!". Adoro leccare le scarpe alla mia padrona, so che a lei piace umiliarmi in questo modo. Lecco per bene la suola che mi porge, poi la punta, i lati, la parte superiore, il collo...
"Basta! Ora l'altra!". Ripeto accuratamente l'operazione con l'altra scarpa, dopodichè la padrona si toglie quelle e le autoreggenti, poi mi porge uno dei suoi meravigliosi piedi.
"Lecca!" Ordina nuovamente e da bravo schiavo le lecco i piedi, succhio le dita, passo la lingua in mezzo, lecco la pianta che si è sporcata un pò appoggiandosi per terra. Finito di lucidare il suo piedino sinistro, pulisco bene anche il destro. Poi la padrona si rimette le mutandine, le calze e le scarpe, prende un'altra corda, mi lega alla sedia ed esce dalla stanza. Non so quanto tempo mi lascerà lì.
Dopo mezz'ora circa ritorna, mi sento tutto indolenzito per la posizione scomoda ma me lo merito, ho fatto arrabbiare la padrona col mio ritardo.
Sento che si avvicina di nuovo al mio culo e un liquido bagnarmi in mezzo. La padrona me lo spalma sul buco, poi sento qualcosa appoggiarsi, qualcosa di più grosso e duro delle sue dita, lo sento entrare e allargarmi il culo, è davvero grosso, mi lamento, ma la padrona lo spinge ancora più a fondo e me lo lascia lì.
"Tieni il culo stretto, non osare spingerlo fuori".
"Sì, padrona".
La padrona prende una sedia e si siede di fronte al mio viso, apre le gambe e mi ritrovo la sua figa meravigliosa davanti, di nuovo senza mutandine.
"Leccami!" mi ordina prendendomi per i capelli.
Mi affretto a ricevere il dono della mia padrona e a leccare il suo gioiello.
E' liscia e morbida, la lecco da bravo schiavo.
"Bravo così" dice lei ansimando "Succhiami il clitoride".
Assaporo la sua perla preziosa insieme agli umori saporiti della mia padrona, dimentico quasi l'oggetto che mi sta aprendo il culo.
"Succhia, così, dai, di più schiavo, dai che vengo" e mi prende la testa con le mani tenendomela premuta sulla sua figa.
"Avanti succhia, soffocati sulla mia figa".
Mi sto quasi soffocando davvero, ho la faccia immersa nei suoi umori e nella carne tenera della sua figa, la mia padrona è meravigliosa e mi concede di ricevere il suo orgasmo nella mia bocca.
Mi slega, "Tieni il dildo nel culo,non farlo uscire" mi dice, "Sì, padrona", quell'affare nel culo mi fa male, mi riempie.
"Adesso puoi masturbarti, ma dovrai sborrare in terra e poi leccare tutto".
Obbedisco da bravo schiavo, la sborra cade sul pavimento e mi chino a leccarla, la padrona mi tiene un piede sulla testa schiacciandomi la faccia a terra, mi fa male.
Quando ho pulito tutto per bene mi toglie il dildo dal culo e me lo infila in bocca.
"In ginocchio!" ordina. Mi inginocchio, mi lega di nuovo i polsi dietro la schiena, poi mi lega le caviglie.
Si rimette le mutandine e prende la borsetta "Non ti muoverai di lì vero?"
Faccio di no con la testa. "Bene" dice lei, poi si gira e se ne va lasciandomi lì legato e da solo.
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